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Da Brez al maso Forcola - Salobbi Castel Vigna

di Lunedì, 29 Giugno 2015
Immagine decorativa
Durata in ore
4
Difficoltà
media
Informazioni
Altezza massima: 1492

Brez è situata su una specie di terrazza, che interrompe per un po' il pendio ripido del Monte Ozol, e che poi si trasforma in pendio ancora più; ripido verso la valle del Novella. Questa terrazza di qui si estende ancora verso sud, portando i paesi di Cloz, Romallo e Revò. n torrente prorompe da una stretta forra sotto Castelfondo, percorre sotto Brez una valletta verde e piana, nella quale trovano posto belle piantagioni di mele, per restringersi di nuovo, vicino a Dambel, in un burrone angusto tra pareti rocciose, prima di trovare l'uscita nella libertà del lago. A Brez si possono ammirare varie case di aspetto signorile, nonché la chiesetta ai Santi Fabiano e Sebastiano alato della strada, ornata da affreschi purtroppo molto sbiaditi. Per meglio conoscere tutti questi paesi, che tocchiamo durante le nostre passeggiate, sarebbe consigliabile entrare qua e la nei vicoli ai lati della strada principale: vi si scoprirebbero molti angoli suggestivi. n nostro percorso segue per un chilometro circa la statale verso nord. Un po' dopo un caseificio una strada più stretta si diparte in salita verso le campagne alla nostra sinistra. Purtroppo anche questa strada ora porta asfalto fino a Salobbi ed e percorribile con macchine ma scegliendo periodi dell' anno, dove i mezzi agricoli non sono più attivi, la strada rimane abbastanza tranquilla. Dopo un incrocio ci teniamo a destra, passiamo dopo una lieve discesa una presa d'acqua e ricominciamo a salire; la vista si fa sempre più ampia e dopo neanche mezz'ora vediamo già il tetto del grande casolare, chiamato "Maso Forcola". Qui infatti, su un vicino prato, si trovava il luogo del pubblico giudizio della giurisdizione di Castelfondo, con la sua forca. Unica consolazione per il povero impiccando era forse la vista magnifica su tutta l' ampia valle ma forse non era più in vena di godersela! Salendo dopo il maso fra una vallata a sinistra e larghi prati a destra arriviamo su una selletta e ci troviamo davanti alle poche case di Salobbi. Ma prima di scendere al paese siamo intanto a circa 1000 metri d'altitudine non si dovrebbe tralasciare di get tar uno sguardo dall'alto di una collina alla nostra de stra: la vista di qui e veramente grandiosa, a cominciare da Castelfondo, adagiata con le sue frazioni alla montagna delle regole; più in la Fondo e Malosco e pill in alto la catena che inizia con il Macaion, si continua attraverso il Penegal e il passo della Mendola nel Roen e fin giù alla Rocca Piana. Dappertutto paesi, boschi e frutteti nell'ampia conca della Val di N on. Ai nostri piedi in mezzo al bosco e al di la del burrone della Rabbiola sporge la rossa piramide del tetto della grande Torre del Castello di Castelfondo. Salobbi ci riceve con le sue case antiche e poderose, costruite in tempi, quando non si badava ne a cubature, ne a spigoli diritti e dove, per costruire i muri massicci si usavano blocchi enormi di pietra prima ancora che fossero inventate le pale delle ruspe. Subito a sinistra si pub vedere una di queste case: un muro semicircolare circonda il posto dove fino a poco fa si trovava il lettamaio, ed entrando nello spazio si scorge un pilastro enorme, che sembra dover sostenere Wtto il peso degli avvolti e della casa. La forza delle costruzioni sembra simbolo per la costanza delle generazioni che qui si sono avvicendate per secoli. Ma le varie ondate di emigrazioni durante il secolo scorso, dettate dalla miseria della locale popolazione, hanno contribuito allo spopolamento di molti di questi paesi più piccoli. Meta preferita erano gli Stati Uniti e il Canada. Ancora dopo la seconda guerra mondiale a Toronto per un po' si trovavano più abitanti del paese di Romallo, che non nel paese natio! Fino ad una ventina di anni fa li si incontravano questi "americani", seduti davanti alle loro case, con le loro camicie a quadrettoni e le cravatte di colori sgargianti, che invece del "si" usavano dire "jti". Oggi saranno morti tutti questi bravi uomini, che in tempi orarnai lontani con duro lavoro nelle miniere di Denver o nella "subway" di Nuova York racimolavano i loro "tolleri", per potersi poi godere una serena vecchiaia nel paese natio. Sulle pareti della chiesetta nella parte bassa del paese si scorgono ancora i resti sbiaditi di antichi affreschi, che fanno immaginare come in tempi passati questa chiesetta doveva costituire un vero gioiello. Sui prati, che oggi quasi esclusivamente portano meli, una volta predominava il pero, della qualità "Spadone". Queste pere venivano esportate molto in Inghilterra, dove le usavano per la preparazione di frutta sciroppata. Per ritornare a Brez, vi sono due possibilità: o si segue la strada verso sinistra, che porta l'indicazione "Proves"; dopo qualche curva in salita si incontra nel bosco l' altra strada che porta poi, passando per le frazioni di Camalez e di Traversara, direttamente a Brez. Ma essendo sempre asfaltata, questa strada, pur offrendo sempre una bella vista sulla valle, non sara poi molto gradita a chi va a piedi. Più piacevole invece e seguire per un po' la strada che scende in direzione di Castelfondo; all'altezza di una segheria si diparte una stradetta di campagna verso destra, cioè in direzione sud. Alia fine di un frutteto un bosco sembra barrare la strada, ma poco prima la nostra strada descrive un angolo retto a sinistra e poi lo stesso verso destra, perdendosi quasi sul fondo erboso. Ma vicino al bosco le tracce della strada si fanno piu riconoscibili; si entra nel bosco su una strada infossata fra cigli coperti di erica. Dopo dieci minuti usciamo dal bosco sull'aperta campagna e ci troviamo davanti al grande edificio del "Maso Vigna", le cui imposte dipinte in rosso e bianco n e tradiscono l' appartenenza al vicino Castello di Castelfondo. Il nome "Vigna" fa pensare ad una vigna o almeno una vite di casa, che qui a 1000 metri d' altitudine doveva costituire senz'altro una rarita. Poco sotto il maso, quasi coperte dal bosco, si nascondono le rovine rosse del Castel Vigna. Agli inizi del' 600 lo aveva fatto costruire Giovanni Cipriano Thun, forse per dimostrare a suo fratello Giorgio Sigismondo, padrone del castello avito vicino, di non essere di meno a lui. Essendo infatti vissuto sempre sul maso, la gente gli aveva dato il soprannome "el baron del mas". Poco dopo comunque la sorte gli sorrise: in Boemia, all'inizio della guerra dei trent'anni, l'usurpatore Federico del Palatinato e tutti i nobili boemi suoi seguaci, perdettero terra e castelli dopo la battaglia sul Monte Bianco. La loro proprietà fu poi offerta a condizioni favorevoli ai migliori offerenti, e fra questi appunto il nostro Cipriano, che divenne cosi capostipite di numerosi "Thun boemi". Castel Vigna doveva essere stato una residenza magnifica, a quanto ci viene tramandato; abbandonato ancora nel secolo scorso, cadde pero presto in rovina; a ciò ha contribuito certamente il materiale di costruzione: le scaglie rosse, che dominano le formazioni geologiche del terreno circostante, non sono resistenti e facilmente si sbricciolano. Intanto il bosco dopo 400 anni si sta riguadagnando inesorabilmente le posizioni perdute, e gia oggi si fa fatica a riconoscere la planimetria dei locali sul terreno all' ombra dei pini. I due avvolti in cemento sono di costruzione recente e servono da magazzino fresco per la frutta. Subito al disotto del Castello decorre la strada statale Brez -Fondo. Dopo aver passato un ponte su una valletta, per non continuare sull'asfalto, si può salire a destra Delle campagne e si trova una stradetta, che sbuca poi sul tratto, che abbiamo preso salendo da Brez.