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La storia di Brez

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Giovedì, 25 Giugno 2015
Fotografia storica

Un rapido viaggio indietro nel tempo per conoscere dettagli della storia del comune, dall'organizzazione nel 1321, ai luoghi più importanti e conosciuti del paese.

Notizie storiche

Il territorio del comune di Brez fu abitato già in epoca protostorica come sembrerebbe indicare la presenza sul monte Dian di un sito archeologico risalente ad oltre 3000 anni fa. Solo uno scavo ed un'indagine approfondita, però, potrebbero confermare questa supposizione. Se gli insediamenti sul territorio sono presumibilmente molto antichi, la documentazione storica ed archeologica più antica è inferiore ai 2000 anni ed affonda le radici nel periodo altomedievale. Dei vari villaggi che attualmente compongono il comune di Brez e cioè Arsio, Brez, Rivo, Traversara, Carnalez e Salobbi, è senz'altro Arsio quello più antico, documentato in epoca romana dai ritrovamenti, sia in passato che in tempi recenti, di reperti risalenti ai primi secoli d.C.. Brez, fondato forse dopo la scomparsa dell'antica Brecina i cui resti si trovano sotto mezzo metro di terra nella campagna dei "Casalini", è un insediamento altomedioevale, come dimostra il ritrovamento della favolosa fibula aurea longobarda nell'area cimiteriale a nord ovest della chiesa di s. Sebastiano. La prima citazione documentaria di Brez, invece, risale al 1274: "in villa de Breço". Le altre frazioni sono tutte di origine medioevale: Rivo è citato in un documento del 1284, Carnalez nel 1231 e Salobbi nel 1276. L'antichità e la storia del villaggio di Arsio sono legate alla storia plurisecolare dei signori d'Arsio che appaiono documentalmente già nel lontano 1185. [...]

I Conti d'Arsio

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Nel 1185 Alberto, conte d'Arsio principe vescovo di Trento, investiva Ulrico d'Ultimo, conte di Appiano, del castello di Arsio. Alla cerimonia era presente Warimberto d'Arsio, il primo di tale famiglia che compaia nei documenti. Questi erano originariamente dei ministeriali dei conti di Appiano dai quali erano stati investiti del castello di Arsio. Quando la fortuna dei conti di Appiano crollò, il piccolo feudo nell'alta val di Non passò ai conti di Flavon che ne investirono sempre gli Arsio. Nel 1281, infine, la giurisdizione fu acquistata, insieme a quella di Castelfondo, da Mainardo, conte del Tirolo e da quel momento la piccola giurisdizione d'Arsio costituì il territorio tirolese più occidentale ai confini col Principato vescovile di Trento. Nel Basso Medioevo i signori d'Arsio figurano più volte nelle vicende che contrapposero i conti del Tirolo ed i vescovi di Trento e, in ambito locale, in quelle che coinvolsero in violentissime lotte la nobiltà delle valli di Non e di Sole. Tra le figure di maggior spicco, a cavallo tra il Duecento ed il Trecento, troviamo Sicherio d'Arsio uno dei più spregiudicati fautori di Mainardo conte del Tirolo, ma abile anche nello schierarsi, al momento opportuno, a favore del principe vescovo di Trento. Questa ambivalenza di comportamento ed un buon acume politico permisero ai d'Arsio di conquistarsi investiture sia da parte tirolese che da parte trentina.[...] 

Il Castello d'Arsio

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Il castello castel d'Arsio originario si trovava a monte delle Lavine blancje che sovrastano l'abitato di Traversara: è quello l'antico maniero, di cui restano solo poche tracce, citato nel documento del 1181. Nel secolo successivo, scomparsi gli antichi signori di Cloz, i d'Arsio furono investiti anche del castello di Cloz, chiamato castel Fava o castello superiore di Arsio, per distinguerlo dal castello inferiore o castello di s. Anna, dal nome della santa alla quale è dedicata la cappella attigua. Nel 1334, infatti, Nicolò d'Arsio aveva ottenuto l'autorizzazione da parte di Enrico re di Boemia e conte del Tirolo per la costruzione di un nuovo castello sul Doss alto, una piccola altura a sud ovest del villaggio di Arsio sulla destra della Novella. Dei tre castelli d'Arsio, il primo, anche in conseguenza del terreno franoso su cui era stato edificato, fu il primo ad essere abbandonato. Non si hanno notizie certe di quando ciò avvenne, ma il fatto che sia stato costruito un nuovo maniero può far pensare che il vecchio castello fosse inadeguato e cadente; non è da scartare, tuttavia, visti i tempi ed i personaggi in lizza, un evento militare. Infatti, nei primi anni del Quattrocento, in seguito ad un'errata alleanza con Enrico di Rottenburg, Federico conte del Tirolo, per punire Ulrico d'Arsio e parenti che si erano schierati contro di lui, distrusse i due castelli di Arsio, castel Fava e castel S. Anna e solo nel 1428 permise la ricostruzione di castel s. Anna. Da quel momento il castello superiore di Cloz andò inesorabilmente in rovina né fu mai ricostruito ed abitato. Nel 1561 Cristoforo d'Arsio acquistò pure castel Vasio, sull'altra sponda della Novella, in territorio vescovile: questo fu il quarto castello degli Arsio.[...]

La fortuna di una famiglia

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Nella lunga storia della famiglia d'Arsio, soprattutto a partire dal secolo XVI, figurano personaggi di un certo spessore. Nel Cinquecento un personaggio di indubbia importanza fu Cristoforo d'Arsio. È a partire da lui che il patrimonio familiare assume una certa consistenza grazie a carriere in campo militare, amministrativo ed ecclesiastico. Contemporaneamente il villaggio di Arsio si avviava ad assumere un ruolo centrale e primario rispetto agli atri villaggi della pieve e, grazie alla costruzione dei palazzi tuttora esistenti, assumeva quella fisionomia architettonica che lo caratterizza fortemente rispetto ad altri paesi della Valle. Capitani delle Valli quasi in maniera ereditaria, alcuni membri della famiglia si trasferirono a Revò dove un ramo della famiglia risiedette fino ai primi decenni dell'Ottocento. Altre linee della famiglia rimasero ad Arsio, altre si stabilirono, più tardi, in centri più vicini al potere imperiale, in Austria e in Slesia. L'importanza e la ricchezza della famiglia raggiunse il suo apice nel Seicento con la nomina a conti. A partire dall'Ottocento, caduti i privilegi feudali, agli Arsio rimasero i beni propri e solo parte di quelli feudali. Ormai il castello di s. Anna era stato abbandonato ed era diventato dimora dei loro contadini mentre i vari palazzi in Arsio venivano un po' alla volta venduti, conservando soltanto il palazzo a sud est del villaggio, sotto la strada imperiale, ma soltanto come abitazione per le vacanze. In questo secolo anche castel s. Anna ed il palazzo di Arsio sono stati venduti a privati. Uno solo è l'erede del cognome Arsio e, attualmente, risiede negli Stati Uniti.[...]

Prerogative degli Arsio

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I signori d'Arsio, all'interno della contea formata dalle ville di Arsio, Brez, Rivo, Traversara, Carnalez e Salobbi godevano di numerosi privilegi e prerogative: tra queste la più importante era quella di giurisdizione. Ad Arsio, in castel s. Giovanni, ogni sesto anno funzionava il tribunale di Arsio dove il conte seniore, attraverso un proprio Vicario emetteva sentenze civili e penali. Negli altri cinque anni, il diritto di giurisdizione spettava al tribunale della contea di Castelfondo. Inoltre, agli Arsio spettava il patronato sulle chiese della pieve di Arsio ed il diritto di nomina del pievano. Gli Arsio furono anche Regolani maggiori degli uomini e delle persone della comunità di Arsio e delle altre ville che componevano la pieve. Naturalmente agli Arsio spettava il diritto di decima sulle terre feudali delle quali essi erano investiti, sia da parte vescovile che da parte tirolese. Tale diritto fu esercitato fino alla prima metà dell'Ottocento ed andava a gravare, sulle spalle della povera gente, con il diritto di decima spettante alla pieve.[...]

La Pieve di Arsio

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Affonda le sue radici nell'Alto Medioevo. Il documento più antico che faccia riferimento alla pieve d'Arsio è del 1231, quando viene citato un Enrico pievano di Arsio. È detta pieve di s. Floriano in Arsio in quanto, da sempre, la chiesa madre, sede del battistero e del cimitero è quella di s. Floriano vicino ad Arsio. Le altre, presenti nelle ville sparse sul territorio comunale, sono chiese filiali. Brez e Rivo erano servite dalla filiale dedicata ai ss. Fabiano e Sebastiano. A Traversara, all'incrocio della strada per Brez e l'antica "via Traversara", fu costruita la chiesa dedicata ai ss. Antonio e Rocco, protettore il primo degli animali domestici, invocato contro il flagello della peste il secondo. A Carnalez sorge, invece, la cappella di s. Martino mentre a Salobbi c'è la chiesetta dedicata a s. Egidio. Vi era poi la chiesetta di s. Maria ad Arsio. Dell'antica chiesa pievana di s. Floriano non è rimasta che qualche labile traccia; quella attuale fu edificata nel 1517 sotto la guida del maestro muratore Pero Carlon della valle d'Intelvi nella diocesi di Como. La chiesa, recentemente restaurata, è di mirabili proporzioni; solo gli altari attendono di essere restituiti all'antico splendore che ci viene richiamato dalle invasive note dell'organo da poco riportato a vita musicale. [...]

La comunità di Arsio

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Fin dall'Alto Medioevo la nostra comunità organizzò l'amministrazione dei beni comuni e di alcuni aspetti della vita sociale in maniera autonoma, come tutte le comunità del Trentino, attraverso la Regola. Regola era chiamata la riunione di tutti i capifamiglia, i vicini, che si riunivano in un luogo prestabilito per decidere a maggioranza intorno a problemi inerenti la gestione degli affari comunitari. Regola era chiamato anche l'insieme delle norme, delle regole dapprima consuetudinarie e tramandate a voce, successivamente scritte, che la comunità si era data per regolare la difesa dei beni comuni. Nella comunità di Arsio (solo a partire dal Settecento la villa di Brez prenderà una posizione prioritaria rispetto alla prima) la Regola era guidata dal regolano maggiore, un titolo che spettava al seniore dei signori d'Arsio. Ogni anno la Regola nominava i capi frazione, chiamati regolani (minori) e un gastaldo (capocomune) che presiedeva la Regola per tutto l'anno in cui, assieme ai regolani, restava in carica. Venivano nominati poi, con durata annuale, i giurati ed i saltari, (guardie) uno per la campagna ed uno per la montagna. Tutte queste cariche erano obbligatorie, gratuite e dotate di forte responsabilizzazione. La più antica "Carta di Regola" in nostro possesso è del 1492 e fu approvata, presente il regolano maggiore Federico d'Arsio dall'assemblea dei vicini chiamati a raccolta dal suono della campana al "plazo de l'erba", tra gli abitati di Rivo e Brez. La Regola come organo di autodecisione delle comunità cessò di esistere nel 1804. Le subentrarono la Rappresentanza e poi il Consiglio comunale. [...]

La vita delle popolazioni nei secoli passati

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Le Carte di Regola ci forniscono un quadro abbastanza realistico della vita delle nostre popolazioni nei secoli passati. Si trattava di una vita grama, legata agli eventi atmosferici, alle crisi di produzione, alle ricorrenti e temute epidemie. S e prima del Seicento i cereali e i legumi, oltre ai prodotti dell'allevamento costituirono la base dell'alimentazione, nel Seicento arrivò il granoturco, tanto che un po' alla volta la polenta divenne, nei nostri paesi, un cibo di primaria importanza. Fu l'introduzione della patata, tuttavia, nei primi decenni dell'Ottocento a sconfiggere definitivamente la fame. A debellare le epidemie di peste, colera, tifo, vaiolo che falcidiavano la popolazione contribuirono, assieme ad un maggior igiene, gli immensi progressi di fine Settecento ed Ottocento della scienza e della medicina. Nei primi decenni del secolo XIX, a Brez come in tutta la Valle di Non, la popolazione cominciò a crescere in maniera fortissima in quanto, in seguito ad un'alimentazione sia qualitativamente che quantitativamente migliore crebbe la fertilità e diminuirono le morti nei primi anni dell'infanzia. In meno di cinquant'anni la popolazione raddoppiò e Brez non fu più in grado di far fronte, con la sua economia, a quest'esplosione demografica.[...]

La crisi dell'Ottocento

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Già nei secoli precedenti si era verificato il fenomeno dell'emigrazione, seppure in maniera temporanea o stagionale di lavoratori di Brez verso zone più ricche dell'Impero. Questo fenomeno assunse una forma rilevante e di rottura negli ultimi trent'anni dell'Ottocento quando il forte richiamo dagli U.S.A. si incontrò la congiuntura demografica europea. Fu un fenomeno dirompente per la nostra comunità perché nel giro di quattro decenni circa ottocento persone da Brez emigrarono verso il nord America, gran parte delle quali in maniera definitiva. Il fenomeno, forte in molte zone agricole del Trentino, fu affrontato soprattutto da alcuni coraggiosi sacerdoti, tra i quali è da ricordare don Silvio Lorenzoni parroco di Brez. Questi identificarono nella cooperazione la via d'uscita per una ripresa economica che frenasse l'emorragia umana provocata dall'emigrazione transoceanica. Nacquero così, a Brez, nel 1895, la Famiglia Cooperativa e la Cassa Rurale cui seguirono i caseifici sociali turnari ed i consorzi irrigui. Furono le basi per una ripresa economica del paese che dovrà aspettare, tuttavia oltre mezzo secolo per vederne tangibili frutti.[...] 

Dalla crisi economica al benessere

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Già nei secoli precedenti si era verificato il fenomeno dell'emigrazione, seppure in maniera temporanea o stagionale di lavoratori di Brez verso zone più ricche dell'Impero. Questo fenomeno assunse una forma rilevante e di rottura negli ultimi trent'anni dell'Ottocento quando il forte richiamo dagli U.S.A. si incontrò la congiuntura demografica europea. Fu un fenomeno dirompente per la nostra comunità perché nel giro di quattro decenni circa ottocento persone da Brez emigrarono verso il nord America, gran parte delle quali in maniera definitiva. Il fenomeno, forte in molte zone agricole del Trentino, fu affrontato soprattutto da alcuni coraggiosi sacerdoti, tra i quali è da ricordare don Silvio Lorenzoni parroco di Brez. Questi identificarono nella cooperazione la via d'uscita per una ripresa economica che frenasse l'emorragia umana provocata dall'emigrazione transoceanica. Nacquero così, a Brez, nel 1895, la Famiglia Cooperativa e la Cassa Rurale cui seguirono i caseifici sociali turnari ed i consorzi irrigui. Furono le basi per una ripresa economica del paese che dovrà aspettare, tuttavia oltre mezzo secolo per vederne tangibili frutti.[...] 

In una delle più antiche rappresentazioni cartografiche della Valle di Non, quella del medico senese Andrea Mattioli che, tra il 1527 ed il 1542 raffigurò le valli di Non e di Sole, compare per la prima volta il paese di Brez con le sue frazioni. Troviamo infatti partendo dall’ alto, Salobio, Carnalez, Traversara, Brezzo, Arsio e, più in basso, bene in vista, castel Arso. 

In tutto il territorio a cavallo delle Alpi, dal lago di Garda a quello di Costanza visse e lasciò profonde tracce di sé, del proprio modo di vivere e della propria cultura il popolo dei Reti. 
La Valle di Non conserva eccezionali reperti relativi alla storia dei Reti che qui svilupparono, nel corso del primo Millennio a.C., la loro civiltà.