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Cartografia antica e pubblicistica

di Giovedì, 25 Giugno 2015

In una delle più antiche rappresentazioni cartografiche della Valle di Non, quella del medico senese Andrea Mattioli che, tra il 1527 ed il 1542 raffigurò le valli di Non e di Sole, compare per la prima volta il paese di Brez con le sue frazioni. Troviamo infatti partendo dall’ alto, Salobio, Carnalez, Traversara, Brezzo, Arsio e, più in basso, bene in vista, castel Arso. 

Di pochi anni successiva, riferibile agli anni 1580-81, è la raffigurazione murale del Danti, conservata presso i Musei vaticani nella Galleria delle Carte Geografiche; vi compare, però, soltanto il nome di castel Arso. Anche nelle coetanee carte di Wolfgang Latius e Abraham Ortelius del 1573 come in quella di De Jode del 1578 compare unicamente Arcz, a significare che il centro politico amministrativo della nostra comunità era, allora, Arsio, dove i signori d’Arsio stavano facendo erigere i loro magnifici palazzi. 
Nella carta di Blaeu del 1662 compare ancora Arcz, accompagnato in alto da Sarobi, evidente storpiatura del toponimo Salobbi. 
Nella seconda metà del Settecento compaiono cartografie sempre più esatte. La più importante è senz’altro il cosiddetto Atlas Tyrolensis dell’Anich, del 1774. Vi si riscontra, perfettamente tracciata, la viabilità della Valle di Non tra cui spicca la “Traversara”, ed i nomi e la localizzazione dei centri abitati sono più esatti. 
Si nota, tra Arsio e Cloz, la linea di confine tra il principato vescovile di Trento e la contea tirolese; in riferimento al nostro comune, si leggono, partendo dall’alto, i nomi di Salobio, Carnalez, Traversara, Arz ( con la grafia in grassetto ad indicare il centro politico amministrativo della comunità), S.Michele, santa Maria, Arso. 
Francesco Manfroni di Caldes è autore di alcune pregevoli rappresentazioni cartografiche del territorio trentino. La principale di queste carte geografiche è, probabilmente, quella del 1778 in cui orografia ed idrografia sono riportate con una certa esattezza; sono anche identificabili, perché segnati in leggero colore rosso, i confini tra i vari comuni. I toponimi dei vari paesi della comunità sono indicati con grafia simile all’attuale, e sono: Salobi, Carnalez, Traversara, Brez, Ars. C. Ars. Lo stesso Manfroni, in una cartina del 1805, disegnata per il volume storico di Jacopo Antonio Maffei, “ Periodi Istorici e topografia delle Valli di Non e Sole nel Trentino meridionale” indica soltanto i nomi di Brez, Ars e C. Arsio; Brez risulta essere ormai il centro amministrativo del comune. La cartina è molto più approssimativa della precedente e si distingue, soprattutto, perché riporta una ricca rappresentazione della viabilità. 
Al di fuori della realtà, assai vicina al limite dell’ immaginazione è, poi, la rappresentazione cartografica del Resch; si tratta di una tavola storico geografica del 1755.1767. I nomi dei paesi compaiono a fianco di una torre; nella Terza Sponda sono individuabili i toponimi: Torr, Novella, Revò, Arsum e Brecina. A lato di quest’ultimo centro compaiono due torri, ad indicare la presenza di una fortificazione. È evidente che il Resch fa riferimento all’antica Brecina citata da Tolomeo, che il nostro colloca nella zona ad est di Arsio. 
Allo stesso aveva fatto riferimento Gian Pirro Pincio, nella seconda metà del Cinquecento, nei suoi annali: 
“ Mi costringe assai a credere la Val di Non essere stata de Bechuni, perché anco alla nostra età si ritrova in quella Villa chiamata dal volgo Brecio, qual forsi è Brecina di cui fa mentione Tolomeo, poi da malignità de tempio (come ben spesso suol occorrere) distrutta.” 
Nel 1737, in una descrizione tirolese della Valle di Non, parlando dei vari villaggi, così si trattava di Brez: 
“ Tra questi torrenti (Noce e Novella) si contano parecchi villaggi il più rimarchevole da ricordare tra tutti è senz’altro Brez, in latini Brecina…” 
È questa la più antica citazione letteraria su Brez. Altre ne sono seguite, soprattutto nell’ultimo secolo. 
Ma già Jacopo Antonio Maffei, nel 1805 scriveva “ Brez Pieve, oggidì anche Arsio, forma la primcipal parte di giurisdizione di C.Fondo: è composta di sei Ville; tre sono unite, cioè propriamente Brez, Rivo, Traversara, giacciono in una amena pianura, e vi crescono frutta, e grani d’ogni sorta: al basso nelle colline si coltivano anche le viti, ma in poca quantità. 
Giuseppe Loss, illustratore delle bellezze della Valle di Non, così si esprimeva su Brez nel 1872: “ Brez (Brecena) dalle bianche case distese sui facili piani”. 
Nei primi anni del Novecento, sulla Guida Illustrata dell’ Alta Anaunia, il primo vademecum turistico con notizie storiche ed economiche della zona, la voce di Brez occupa quasi una pagina: “ Brez è a pochi minuti da Arsio in ottima posizione, con case di bell’aspetto quasi tutte intonacate, qualcuna anzi con dipinti. È sede di un medico; ha una fabbrica a forza elettrica di fettucce e calze, una segheria, tre fiorenti caseifici, una latteria sociale, Famiglia Cooperativa, Cassa Rurale, macelleria, ecc. Al risorgimento economico del paese contribuì assai il parroco locale Don Silvio Lorenzoni, uno dei pionieri della cooperazione nell’ Anaunia, insignito della croce pro Ecclesia et Pontefice. Con intraprendenza degna d’essere imitata, si è costituita a Brez una società per sfruttare la torbiera esistente sur un monte di proprietà comunale, nella località “alla Palude”. Grande pure è l’esportazione di frutta che vanno sostituendo la vite, essendo Brez al confine ampelifero. Ciò malgrado è sempre forte l’emigrazione nei distretti carboniferi dell’ America del Nord. Secondo un progetto sorto per iniziativa del Cav. Dr. Emanuele Lanzerotti e redatto dagli Ingegneri Gianfranceschi e Fraccaroli, verrebbe derivato dalla Novella un buon filo d’acqua, a monte del Ponte Alto di Castelfondo. 
Qui è ideato un lago-serbatoio artificiale che servirebbe in pari tempo alla piscicoltura, alla fluitazione delle legne e al trasporto delle merci dal territorio comunale di Castelfondo alla strada erariale. Ne verrebbe aumentata anche la forza d’acqua della centrale di Dambel col deflusso di questo laghetto artificiale, che avrebbe una lunghezza di 1800 m., uno specchio di 96.000 m² e la capacità di 2.000.000 m³ d’acqua.” 
Antonino de Lutterotti in “ Passeggiate in Val di Non”, edito negli anni Settanta del secolo scorso, è più attento all’aspetto naturale del paesaggio: “ Brez si trova su una specie di terrazza pianeggiante che interrompe il ripido pendio del Monte Ózol prima di affondare in un precipizio ancora più ripido verso la valle del Novella. La terrazza continua verso sud, per ospitare i paesi di Cloz, Romallo e Revò. Il torrente, uscito dalla strettissima forra sotto Castelfondo, arrivato sotto Brez percorre qualche chilometro in una verde valletta un po’ più ampia e piana, che lascia posto persino a qualche frutteto, ma all’altezza di Dambel ritorna improvvisamente fra le altre pareti verticali con giri sinuosi in oscure profondità , e si apre faticosamente la strada verso il grande bacino del lago. Nel paese di Brez si possono ammirare varie case antiche di aspetto nobiliare, la chiesetta gotica dei Santi Fabiano e Sebastiano e, perché no?, la moderna casa parrocchiale, costruita dal locale architetto Segna”. 
Aldo Gorfer nella famosa guida “ La Valli del trentino” ci rappresenta Brez come “cordiale villaggio allargato a ventaglio sul terrazzo morenico tra le Valli della Novella, del rio Traversara e del rio Còmerz, in vista dei paesi degli altipiani dell’Alta Anaunia”. 
E per concludere, don Leone Franch ci ricorda che i breziani erano soprannominati “ Balarini da Breç”, mentre a quelli di Arsio spettava il nomignolo di “ Contini da d’Ars”.